La Scuola di Alta Formazione del VIS, dopo precedenti iniziative più puntuali e grazie all’impegno personale di Massimo Zortea, progettista didattico e docente, propone regolarmente da oltre dieci anni i suoi percorsi formativi sui temi e questioni ambientali applicati alla cooperazione internazionale: siamo alla XII annata. Lo scopo è di offrire ai suoi allievi opportunità di approfondimento, specializzazione o aggiornamento sull’argomento generale dello sviluppo sostenibile, con speciale attenzione alla gestione ambientale sostenibile ed alla lotta ai cambiamenti climatici.
Ambiente e clima sono due imprescindibili punti di riferimento per impostare e realizzare qualsiasi percorso di sviluppo anche nei contesti di cooperazione internazionale, ma richiedono competenze specifiche da parte di tutti gli operatori coinvolti negli interventi, in maniera trasversale: la sostenibilità ambientale, e climatica in particolare, non è più una materia relegata ai soli addetti ai lavori. La Scuola di Alta Formazione del VIS raccoglie la sfida dell’Agenda 2030 e accompagna allievi di varia età e provenienza, per costruire solide conoscenze e capacità anche sul versante ambientale.
Il corso è utile anche a coloro che intendano avviare o rafforzare iniziative di sostenibilità ambientale e climatica in contesti diversi da quelli tradizionali della cooperazione internazionale (ad esempio, in aziende, enti di consulenza o di valutazione, pubbliche amministrazioni, enti di formazione, persino studi professionali, enti del terzo settore in genere, enti della comunicazione). Conoscere e applicare gli strumenti della sostenibilità genera benefici economici e sociali, oltre che ambientali, duraturi.
PERCHÉ FORMARSI O AGGIORNARSI SU AMBIENTE E CAMBIAMENTI CLIMATICI?
Corrono tempi difficili per l’ambiente e per la vita stessa sul pianeta. Dopo la faticosa uscita dalla crisi pandemica, nel 2021 avevamo assistito, complice il risalto mediatico dedicato alla COP26 dell’UNFCCC, ad una maggiore attenzione internazionale all’ambiente e al clima da parte dell’opinione pubblica, degli attori economici, sociali, politici, pubblici e privati, oltre che del mondo della comunicazione. Nel 2022 l’esplodere irruento della crisi russo-ucraina e dei rinvigoriti venti di conflitto latente fra due contrapposte visioni dell’ordine globale, con il conseguente peggioramento della crisi energetica e delle materie prime, ha segnato ben percettibili passi indietro di ambiente e clima nella scala delle priorità, ancora più accentuati dal riaccendersi del conflitto israelo-palestinese. Regresso che sembra consolidarsi a ritmi sempre crescenti dopo l’insediamento del nuovo governo statunitense, con lo smantellamento di USAID e la revisione in chiave negazionista di molte normative ambientali a cura di EPA, ed a maggior ragione dopo l’esplodere del conflitto mediorientale a seguito dell’attacco all’Iran.
Ciononostante, la comunità internazionale e in particolare quella assai variegata della cooperazione allo sviluppo continua ad avere un orientamento maggioritario orientato a costruire un mondo più sostenibile. La lista delle buone notizie sarebbe, tutto sommato, articolata, sebbene affiancata da quella delle sconfitte e dei fallimenti nella lotta al degrado ambientale ed ai cambiamenti climatici, ma non è questa la sede per scendere a dettagli. Basterà citare il varo operativo del Global Biodiversity Framework e del Loss and Damage Fund, il completamento della agenda della COP16 fra Cali e Roma.
Lo stato di salute del pianeta non ammette però distrazioni e chiama a raccolta tutti i cittadini globali, come rammentano numerosi rapporti di organizzazioni internazionali, come ad esempio quelli periodici del IPCC sulla evoluzione dei cambiamenti climatici (AR6), l’annuale Global Risks Report del WEF (sempre attento ai temi green anche nell’edizione 2026), il recentissimo Global Environment Outlook 7 (GEO-7) 2025 sullo stato globale dell’ambiente nel pianeta. Ed è già in preparazione la serie degli AR7 del IPCC.
I temi ambientali e climatici sono dunque divenuti da tempo un tema centrale per l’articolato sistema della cooperazione internazionale, la cui complessità esige però capacità adeguate e programmazione sistematica sia della raccolta/analisi di dati che del cambiamento concreto di condotte.
La crisi ambientale e climatica è un fenomeno ormai globale capace di infliggere pesanti danni al sistema economico e sociale di qualunque paese, tanto da coinvolgere profondamente i mercati internazionali, suscitandone una sempre maggiore considerazione. Per questo motivo, si tratta di una sfida universale e di natura al tempo stesso geopolitico ed economico, non più meramente ecologico. Non a caso, il nuovo orizzonte della sicurezza globale si colloca ormai sempre più nitidamente nella dimensione ambientale-climatica, come testimoniano ad esempio gli eventi disastrosi che hanno afflitto la California o l’Italia negli ultimi 3 anni. La stessa elevata incidenza dei fattori ambientali si ritrova nei fenomeni migratori, dove sempre più studiosi e operatori della cooperazione si confrontano sui legami tra degrado ambientale e cambiamento climatico, con il relativo portato di conflittualità, da un lato, e movimenti migratori spontanei o forzati, dall’altro.
Occorre prendere atto dell’esistenza di una catena causale biunivoca fra degrado ambientale, cambiamenti climatici e povertà multidimensionale, riassumibile nel concetto di Eco-poverty, ampiamente approfondito durante il corso, come del resto fra benessere umano e qualità dell’ambiente. Per invertire questo circolo vizioso occorre inserire, in maniera trasversale e capillare, la specifica considerazione degli impatti ambientali in tutte le politiche ed interventi di lotta alla povertà e di sviluppo, non solo in quelli a contenuto ambientale specifico. Ad esempio, inserire una tale valorizzazione dell’ambiente anche nei progetti dei settori sanitario, scolastico o produttivo e non soltanto in quelli ambientali tradizionali (improntati alla cura di aree protette o alla salvaguardia di specie animali e vegetali).
Questo percorso didattico intende offrire appunto una via seria, pur se non eccessivamente impegnativa per essere alla portata di tutti, per capire come inserire in tutte le iniziative di cooperazione internazionale ma più in generale nelle attività di rilevanza economica o sociale, in maniera trasversale ed intersettoriale, la sostenibilità ambientale e climatica, valorizzando l’ambiente in tutte le sue potenzialità.
La protezione ambientale, l’adattamento ai cambiamenti climatici (e, ove possibile, la mitigazione) non sono soltanto una questione di rilevanza scientifica, bensì anche politica. Pertanto, la sostenibilità ambientale e climatica non è un obiettivo per soli specialisti e addetti ai lavori: riguarda tutti e si consegue davvero solo se la cura per l’ambiente si diffonde in ogni luogo, in ogni individuo, in ogni gesto e scelta quotidiani. Il crescente impegno trasversale in questo senso da parte delle agenzie governative di cooperazione allo sviluppo e delle CSOs mostra la nuova strada per una cooperazione internazionale ecofriendly: si tratta del Environmental Mainstreaming Approach (EMA), che rispetta la natura trasversale delle tematiche ambientali e favorisce l’integrazione dell’ambiente in tutte le sue iniziative di settore, come mezzo per raggiungere l’obiettivo dello sviluppo sostenibile. Del resto, i contenuti stessi della Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sono impostati con un evidente approccio di mainstreaming ambientale, ovvero di innesto trasversale, pervasivo e coinvolgente dei temi ambientali e climatici in tutta la strategia, come verrà approfondito durante il corso.
La sostenibilità ambientale e climatica diventa sempre più a largo raggio materia e opportunità professionale. In tutto il mondo cresce la domanda di sostenibilità e quindi la richiesta di persone capaci di integrare ambiente e clima nella progettualità, che si tratti di sviluppo rurale o di business plan commerciali. Per cogliere questa opportunità, è necessario che gli operatori riqualifichino le loro capacità ed esperienze professionali, arricchendole con solide basi nelle tecniche di mainstreaming ambientale.
Curriculum
- 4 Sections
- 9 Lessons
- Lifetime
- Introduzione al corso4
- Materiali didattici1
- Video Lezioni2
- Conclusione del corso2
